Economia e ambiente

QUESTO È IL BLOG DAI SCIATT, VILLASCHI LIBERAMENTE ASSOCIATI

21 febbraio 2008

Dies irae (dies illa)



Dies iræ, dies illa,
Solvet sæclum in favílla:
Teste David cum Sibýlla.


Giorno d'ira sarà quel giorno
quando il mondo diventerà cenere,
come annunziarono Davide e la Sibilla.

Quantus tremor est futúrus,
Quando judex est ventúrus,
Cuncta stricte discussúrus!


Quale spavento ci sarà
all'apparire del Giudice,
che su tutto farà un esame severo.

Judex ergo cum sedébit,
Quidquid latet, apparébit:
Nil inúltum remanébit.


Davanti al Giudice, assiso al trono,
apparirà ogni segreto,
niente rimarrà impunito.
(…)

3 Commenti:

  • Alle 22 febbraio 2008 alle ore 08:31, Anonymous Anonimo scrive…

    Regio decreto 25 luglio 1904, n. 523
    Testo unico sulle opere idrauliche


    art. 96 (art. 168, legge 20 marzo 1985, n. 2248, allegato F).

    Sono lavori ed atti vietati in modo assoluto sulle acque pubbliche, loro alvei, sponde e difese i seguenti:

    (omissis)

    f) Le piantagioni di alberi e siepi, le fabbriche, gli scavi e lo smovimento del terreno a distanza dal piede degli argini e loro accessori come sopra, minore di quella stabilita dalle discipline vigenti nelle diverse località, ed in mancanza di tali discipline a distanza minore di metri quattro per le piantagioni e smovimento del terreno e di metri dieci per le fabbriche e per gli scavi;

    g) Qualunque opera o fatto che possa alterare lo stato, la forma, le dimensioni, la resistenza e la convenienza all'uso, a cui sono destinati gli argini e loro accessori come sopra, e manufatti attinenti;

    h) Le variazioni ed alterazioni ai ripari di difesa delle sponde dei fiumi, torrenti, rivi, canali e scolatori pubblici tanto arginati come non arginati, e ad ogni altra sorta di manufatti attinenti;


    (…)

    Meditate gente, meditate…

     
  • Alle 22 febbraio 2008 alle ore 10:11, Anonymous Anonimo scrive…

    "… Mentre guidava, il mio simpatico ospite mi dava le prime spiegazioni sull'accaduto. La causa del disastro, mi disse in poche parole, è l'invaso di Forcola dell' ENEL, "vede là in fondo: è là che l'acqua è uscita, spaccando l'argine che non riusciva più a tenerla; nella parte ove il fiume è sopraelevato, rispetto al terreno".
    Dal buco che si è formato, è venuto fuori un torrente d'acqua, di sassi, di fango, di piante, che ha coperto tutta la piana - mi spiegava . E l'acqua non può rientrare da sé, perché il terreno è più basso. "Come vede, dal bordo delle case, abbiamo forse 5-6 metri di acqua; è al primo o al secondo piano, anche se da qualche pare è meno alta non pare che stia scendendo più"
    L'unico modo, conclude, di far defluire tutta questa acqua, sarebbe di rompere l'Argine dell'Adda a valle della diga. "Così l'acqua che è uscita e ci ha inondati e coperti di fango, rientrerà nel letto del fiume, che oramai è calato".
    Mentre lui parlava, guardavo il paesaggio inondato, l'acqua giallastra che arrivava al secondo piano delle case, le piante che sbucavano dall'acqua solo con i rami più alti, i detriti che galleggiavano qua e là, la strada a fondo valle interrotta e allagata.
    Mi si stringeva il cuore. L'immagine della Valtellina verde, che tante volte mi aveva rallegrato, venendo in automobile o in treno, dalle città affollate, ora era sostituita da questo paesaggio malinconico, acquoso e melmoso.…"

    Domenica 19 luglio 1987 - Francesco Forte - Senatore della Repubblica, Docente di Scienza delle Finanze all'Università La Sapienza di Roma.

    Estratto dall'articolo "Valtellina. Il primo giorno della grande emergenza." Pubblicato sul notiziario della Banca Popolare di Sondrio n. 45 - Dicembre 1987.-

     
  • Alle 20 dicembre 2009 alle ore 19:57, Anonymous Anonimo scrive…

    523, embeeeeeeeeee!
    Roba vegia, ades la storia l'è cambiada!!
    Toz a Tozz ma cambià e migliurà l' argin, adess sì ca lè sugur!
    E nun fem an sacc de grana.

     

Posta un commento

<< Home