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21 marzo 2008

Sulla centralina Tecnowatt la deputazione affoga

Da alcune settimane la società Tecnowatt ha iniziato i lavori che nel giro di qualche mese porteranno alla realizzazione di una centrale idroelettrica alla confluenza tra l’Adda e il Poschiavino, con opera di presa sul canale di scarico della centrale Enel di Villa di Tirano.
La condotta forzata in cemento armato interesserà gli argini del torrente Poschiavino, di proprietà dello storico Consorzio Sponda Destra Adda e Poschiavino, che per la lunghezza di circa un chilometro verranno parzialmente demoliti per contenerla.
Di proprietà del Consorzio è anche una porzione dell’area su cui sorgerà l’edificio della centrale.
In via amichevole Tecnowatt aveva offerto per l’affitto dell’area un canone di 3000 euro annui; somma portata in seguito a trattative a 9.000 euro.
Lunedì scorso ha avuto luogo l’assemblea dei soci del Consorzio con all’ordine del giorno la ratifica dell’accordo. Ma già alle prime domande del pubblico è emerso con chiarezza che Tecnowatt ha la concessione per derivare l’intera portata del canale Enel e che i 9000 euro potrebbero servire alla manutenzione di rogge senza più acqua.
Poi la presenza alla riunione del sindaco, Giacomo Tognini, e del consigliere comunale Antonio Svanosio di lista Villa di Tirano, ha spostato il discorso dall’indennizzo alla sicurezza, argomento di ovvio interesse pubblico e cavallo di battaglia, anche in questa occasione, del Consigliere del Consorzio Amedeo De Giovanni.
Il consigliere Svanosio ha invitato al riesame puntuale della documentazione che ha autorizzato l’opera: “la legislazione vigente impedisce non solo la parziale demolizione, ma qualsiasi lavoro di scavo in prossimità di argini di questo tipo. Se c’è stata una deroga non è documentata e la terminologia usata nelle relazioni evita accuratamente di chiarire che l’argine verrà parzialmente demolito. Per scelta dell’Amministrazione comunale sull’argine andranno a insistere, oltre all’esistente fognatura, la condotta forzata e la linea elettrica Tecnowatt, un’altra linea elettrica ad alta tensione e il metanodotto, creando seri problemi di sicurezza in caso di piena catastrofica”.
Il sindaco, avendo partecipato in prima persona alla Conferenza dei Servizi autorizzativa, ha negato la fondatezza di quanto affermato dal Consigliere Svanosio ed ha difeso le scelte fin qui fatte.
Ma i dubbi hanno cominciato a serpeggiare in sala; e di fronte ad un intervento che disconosceva la validità dell’assemblea per la mancanza di un registro dei soci e per le modalità della sua conduzione il Presidente, assieme a tre deputati ha rassegnato le proprie dimissioni, senza andare al voto. Solo allora il segretario Tognela Mosè ha letto la lettera con la quale Tecnowatt preannuncia, in caso di mancato accordo, il ricorso alla procedura di esproprio.
“Sarà interessante capire come una società privata possa ottenere, in nome dell’interesse pubblico, l’esproprio di un argine, manufatto che riveste a sua volta un interesse pubblico ben più rilevante” conclude Svanosio.
E adesso? Forse per la questione economica la palla tornerà al Consorzio, ma a questo punto le questioni sicurezza e legalità dovranno necessariamente essere approfondite in Consiglio Comunale.

8 Commenti:

  • Alle 25 marzo 2008 alle ore 09:08, Anonymous Anonimo scrive…

    Nel corso dell'assemblea del consorzio il sindaco (che per l'occasione era seduto di fianco al consigliere comunale che è anche consigliere della casa di riposo) ha affermato che ritiene incompatibile la coesistenza del Consorzio Sponda Destra dell'Adda con quella di un altro consorzio che fa pagare dei tributi di "miglioramento fondiario" svelando così la contraddittorietà della sua azione politica. Perché prima darsi da fare per metterlo in piedi e poi asserire pubblicamente che non può coesistere con un altro consorzio? Alcune brevi risposte.
    Il consorzio "Sponda Destra Adda e Poschiavino è un consorzio di bonifica (tutela gli argini) e quello "Sponda Soliva" è solo di miglioramento fondiario. Sono compatibilissimi anche secondo le vigenti normative.
    Forse che, annegati nella burocrazia i nuovi delegati dimissionari, il nostro sindaco teme che il consorzio inizi ad agire tutelando per davvero i propri interessi?
    Ma perché dovrebbe temere questa azione?
    Non dovrebbe essere solidale?
    E non dovrebbe essergli cara la sicurezza dei suoi concittadini che , da Sindaco, amministra?
    Non dovrebbe essere lui il primo a fugare ogni dubbio procedendo alle verifiche chieste nel corso dell'assemblea?

     
  • Alle 25 marzo 2008 alle ore 09:30, Anonymous Anonimo scrive…

    Teme questa azione per il semplice fatto che l'utilizzo dell'argine come tunnel tecnologico è stata una scelta amministrativa.

     
  • Alle 26 marzo 2008 alle ore 08:25, Anonymous Anonimo scrive…

    Faccio fatica a credere quello che ha detto quel "scimiot". Sostiene che la scelta di fare la condotta forzata dentro lì'argine non sia della società idroelettrica bensì una indicazione dell'Amministrazione Comunale. Così come la scelta di posizionare le linee elettriche ad alta tensione sottoterra insieme al gasdotto, non siano scelte progettuali delle rispettive committenze ma indicazioni dell'Amministrazione Comunale? Incredibile. Ma per quale motivo il Comune dovrebbe volere queste cose che stando al regio decreto del 1904 sono vietate? Chi glielo fa fare di assumersi una responsabilità di questo genere? Non potrebbe avere ragione il Sindaco quando dice che il tutto è stato avvallato dalla Conferenza di servizi e che le storie raccontate in assemblea non sono altro che pretesti per far casino? Certo è però che se è vero che non viene nemmeno mai detto nelle carte che l'argine viene demolito la questione qualche perplessità la suscita. Del resto perché mai avrebbero dato le dimissioni il presidente ed alcuni delegati se le cose fossero del tutto pacifiche?
    Non ci capisco più niente.
    Quelli della casa di riposo si che sono del partito del fare e non del parlare. Agiscono senza tanti tentennamenti e scrupoli. La terra non trema loro sotto i piedi (anche perchè l'hanno portata via in gran quantità). Loro si che mantengono le promesse.

     
  • Alle 26 marzo 2008 alle ore 08:37, Anonymous Anonimo scrive…

    A proposit dal ricovar: el véra ca ia vendù la ca ndé ca ié adess? Nda vai a durmi i por vecc?

     
  • Alle 26 marzo 2008 alle ore 09:04, Anonymous Anonimo scrive…

    È semplicemente una scelta razionale, con obiettivi chiari. Opere invasive, da chiunque siano attuate, tolgono consenso all'Amministrazione Comunale; è quindi meglio che siano fatte sulla proprietà di nessuno (concetto corrente di proprietà pubblica). E a occhio e croce il Consorzio è stato ricostituito per rappresentare «nessuno».
    Il rispetto delle leggi che si ritengono superate, se tutti sono d'accordo, non è tassativo.

     
  • Alle 26 marzo 2008 alle ore 10:10, Anonymous Anonimo scrive…

    Da come ragioni potresti fare benissimo il politico in questa Italia di inizio millennio. La real-politik affossa ogni considerazione legata a questioni di sicurezza e di legittimità in nome di una presunta efficienza amministrativa che oltre allo spicciolo consenso elettorale probabilmente porta anche qualche interesse diretto se non altro a chi ha terreni con prospettive reali o future di edificabilità nella zona da "tutelare" (da chi e da che cosa bisognerebbe chiarirlo una volta per tutte). Meno ipocrisia e più chiarezza renderebbe la convivenza sociale più a misura d'uomo e l'amministrazione della cosa pubblica più trasparente.

     
  • Alle 26 marzo 2008 alle ore 14:19, Anonymous Anonimo scrive…

  • Alle 31 marzo 2008 alle ore 19:41, Anonymous Anonimo scrive…

    Tecnowatt sta mettendo in atto le azioni di esproprio dell'argine.
    Oggi 31 marzo 2008 dovevano iniziare le prime operazioni di esproprio, l'occupazione d'urgenza, l'immissione in possesso e la redazione del verbale di consistenza da parte del tecnico incaricato. Non hanno proceduto in merito per dei ritardi nelle date di notifica del decreto di esproprio. E' oramai chiarito che i lavori comporteranno la demolizione di una sponda dell'argine e di metà della parte sommitale dello stesso per una lunghezza di circa un chilometro. I dubbi rimangono inalterati. E' espropriabile un argine di difesa spondale del torrente Poschiavino per opere che prevedono la demolizione di circa la metà della struttura stessa? Il Sindaco che è l'autorità di pubblica sicurezza locale ha messo in atto quelle verifiche richieste circa la possibilità di demolire un argine con un intervento di tale entità? Può la società idroelettrica procedere alla occupazione d'urgenza ed alla immissione in possesso dell'argine che secondo le vigenti norme di polizia idraulica è costituito dall'intera struttura emergente fuori terra e comprende sia la scarpata lato alveo che la scarpata esterna verso il piano di campagna oltre alla sommità dell'argine stesso? Interrogativi che posti più volte in diverse sedi hanno ottenuto questa unica risposta: "Ci sono tutte le autorizzazioni necessarie rilasciate dagli enti competenti". Lo ha detto il Sindaco in pubblica assemblea lo hanno confermato i tecnici incaricati. Peccato che alla domanda di quale sia l'argine? e fin dove arrivi l'argine? le risposte siano le più variegate possibili e quando si pongono i dubbi sulla alienabilità, sulla espropriabilità degli argini stessi le considerazione che si ricevono in risposta diventino a dir poco evasive. Intanto circolano proposte sollecitate dal Sindaco e portate avanti dall'ex Presidente, già dimissionario, di convocare, in quanto ex Presidente dimissionario, un'altra assemblea per ufficializzare le dimissioni. Siamo al paradosso, per non dire di peggio.

     

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